Trinity
Utente Molto Attivo
Non mi vergogno a dire anche io che vengono prima di tutto, perchè chi non ha lavoro può accedere al rdc e vivere ugualmente, ma i cavalli una volta che non rendono più diventano un costo sostenibile soltanto da pochissimi, mentre tutti gli altri non credo avrebbero una sorte benevola.orecchielunghe ha detto:Se includiamo anche l'indotto, anche se per quanto io possa immaginare non è per la maggior parte dipendente solo dall'attività ippica (veterinari, trasportatori, produttori e commercianti di finimenti, mangimi ecc ecc.), forse ci si arriva... ma come detto, buona parte delle categorie dell'indotto ha altre vie di guadagno. Quanto alla forza lavoro direttamente impiegata nell'ippica, vedi allenatori, fantini, artieri, allevatori e società di corse, penso che sia difficile arrivare ufficialmente alle migliaia evocate nella lettera, anche se in realtài numeri sarebbero senz'altro quelli. Anch'io non sono così "dentro", ma leggendo qua e là ed osservando certe situazioni, penso di non sbagliarmi di molto.
Diversissimo il discorso sui cavalli... che paradossalmente per me vengono prima di tutto il resto, essendo un animalista convinto... ma penso sia troppo comodo, anche se forse è l'unica via, far leva su questa cosa da parte di chi potrebbe aver contribuito alla disgregazione della filiera ippica "ufficiale".
Mettici tutti gli allevatori....hanno fatto investimenti per far coprire le fattrici, nel 2019 per venderli quest'anno, nel 2020 per l'anno prossimo. Se tutto andasse a ramengo cosa ne farebbero? Costretti a inviarli nei paesi esteri, magari a prezzi stracciati, pur di disfarsene?
Complessivamente sarebbe veramente un disastro in termini etici, economici, animalisti, lavorativi, agricoli etc etc
Vero che i veterinari hanno anche altre vie di guadagno, i fantini potrebbero espatriare, gli allenatori anche, ma tutti gli altri non credo avrebbero molti sbocchi e in tutto questo i nostri amati cavalli subirebbero la sorte peggiore.